Le nostre Organizzazioni Sindacali sono state convocate per la presentazione e il confronto sul nuovo
piano industriale di Atac. Di seguito il nostro punto di vista e le posizioni espresse durante l’incontro con la dirigenza aziendale.
L’arrivo delle nuove vetture e dei nuovi convogli, unitamente a quelli già arrivati e auspicando che non vi siano ulteriori ritardi, è senz’altro un elemento positivo, che contribuisce anche a una migliore qualità del lavoro.
Tuttavia, al di là del rinnovo del parco mezzi, non abbiamo rilevato una progettazione strutturata finalizzata al miglioramento delle condizioni del personale. Il servizio, le corse, i chilometri non si producono da soli: si fanno con i lavoratori, non malgrado essi.
Riteniamo impensabile ipotizzare un aumento della produttività senza una profonda riorganizzazione del lavoro, dei carichi e della loro distribuzione, tenendo conto della sostenibilità dei turni e dell’usura psicofisica.
È indispensabile riaprire una contrattazione di secondo livello ferma al 2015, frutto di un accordo fortemente penalizzante, ulteriormente aggravato nel 2017.
C’è poi da debellare una piaga: quella delle esternalizzazioni e dei subaffidamenti, che aumenteranno di 3,7 milioni di chilometri nel 2026 e di 4,5 milioni nel 2027. Queste scelte producono una corsa al ribasso, un peggioramento della qualità del servizio, la perdita di know how aziendale e, contrariamente a quanto dichiarato, generano costi aggiuntivi, come da noi più volte documentato.
Valutiamo negativamente anche i meccanismi di stop & go e l’intensificazione della disciplina. Un’eccessiva pressione organizzativa e sanzionatoria non migliora la produttività, ma aumenta lo stress lavoro-correlato in un’attività già di per sé usurante.
La digitalizzazione è positiva solo se finalizzata alla semplificazione delle procedure e al miglioramento della qualità del lavoro, non se utilizzata come ulteriore strumento di controllo.
Emerge inoltre un’assoluta carenza di personale in quasi tutti i settori operativi. Tale situazione comporta un aumento dei carichi di lavoro, una gestione critica dei turni e una difficoltà oggettiva nella fruizione delle ferie, con un monte arretrato preoccupante in alcuni settori.
Nel piano si accennano interventi su locali e servizi igienici per il personale. attendiamo indicazioni chiare, tempi certi e interventi concreti.
Il decoro non è estetica: è dignità del lavoro.
Il piano industriale non affronta in modo adeguato il tema della sicurezza del personale, nonostante il ripetersi di aggressioni, atti vandalici e situazioni di pericolo sempre più frequenti nei confronti di chi lavora su strada e nei settori operativi.
La sicurezza non può essere considerata una variabile secondaria o un problema individuale: è una condizione strutturale per garantire continuità del servizio e tutela delle persone.
Non è accettabile scaricare sui lavoratori la responsabilità di gestire situazioni di rischio senza adeguati strumenti, presidi, protezioni e supporto operativo. Le aggressioni non sono episodi isolati ma un fenomeno strutturale che richiede interventi concreti, preventivi e coordinati, non semplici raccomandazioni comportamentali.
Un sistema aziendale sano non può puntare solo sulla quantità, spinta attraverso incentivi e pressioni, ma deve fondarsi sulla qualità del servizio, sulla sicurezza e sulle condizioni di chi lo garantisce ogni giorno.
La produzione non può prescindere dalla sicurezza, dalla salute e dalla dignità di chi la porta avanti. Senza sicurezza non c’è produttività, non c’è qualità del servizio e non c’è dignità per i dipendenti e per l’utenza.