La verità e il diritto vengono sempre a galla.
Con la recentissima Sentenza della Corte Suprema di Cassazione n. 14830/2026, viene finalmente spazzata via ogni scusa utilizzata in passato per bloccare la democrazia nei luoghi di lavoro.
AVEVAMO RAGIONE NOI.
Quando decidemmo di indire le elezioni RSU, forti della sottoscrizione e della fiducia di oltre il 50% dei lavoratori, le organizzazioni confederali fecero immediatamente muro, dichiarando la nostra iniziativa "non legittima e assolutamente irrituale".
Hanno preferito attaccare il metodo e arroccarsi dietro la burocrazia contrattuale pur di ignorare deliberatamente la reale volontà espressa dalla maggioranza assoluta dei loro stessi colleghi.
Oggi, la Suprema Corte mette un punto fermo definitivo che smentisce le loro tesi: Le nostre firme erano e sono più che valide.
La Cassazione ha ribadito che il potere di indire le elezioni e presentare le liste RSU spetta di diritto a qualsiasi sindacato formalmente costituito con un proprio statuto, a patto di superare la soglia minima del 5% delle firme.
Noi avevamo raccolto il consenso di oltre la metà del personale! Basta veti e monopoli della rappresentanza.
Nessun accordo o "chiarimento a verbale" siglato dalle sigle storiche può essere utilizzato come un'esclusiva per impedire ai lavoratori di scegliere liberamente da chi farsi rappresentare.
Mentre attendiamo che le altre organizzazioni sindacali diano piena e coerente attuazione alla volontà democratica già espressa dai lavoratori, questa sentenza ci consegna lo strumento legale definitivo per non permettere più a nessuno di calpestare il voto dei dipendenti.
Questa è la strada che intraprenderemo con fermezza.
Non consentiremo più a nessuno di far saltare la democrazia sindacale per difendere le proprie posizioni.
È il momento di ridare dignità ai lavoratori, tutele reali e una rappresentanza che risponda solo ed esclusivamente a chi sta sulla strada e nei depositi tutti i giorni.
La linea è tracciata. Indietro non si torna.

